Hiram e la costruzione del tempio di Salomone

Secondo la tradizione massonica, le origini della massoneria risalgono alla costruzione del tempio di Salomone (che ebbe luogo circa 1000 anni prima della venuta di Cristo) in cui ebbe un ruolo importante Hiram (o Huram), che il re di Tiro mandò al re Salomone dietro richiesta di quest’ultimo per aiutarlo nei lavori della casa di Dio, secondo che è scritto: “Poi Salomone mandò a dire a Huram re di Tiro: ‘Fa’ con me come facesti con Davide mio padre, al quale mandasti de’ cedri per edificarsi una casa di abitazione. Ecco, io sto per edificare una casa per il nome dell’Eterno, dell’Iddio mio, per consacrargliela, per bruciare dinanzi a lui il profumo fragrante, per esporvi permanentemente i pani della presentazione, e per offrirvi gli olocausti del mattino e della sera, dei sabati, dei novilunî, e delle feste dell’Eterno, dell’Iddio nostro. Questa è una legge perpetua per Israele. La casa ch’io sto per edificare sarà grande, perché l’Iddio nostro è grande sopra tutti gli dèi. Ma chi sarà da tanto da edificargli una casa, se i cieli e i cieli de’ cieli non lo posson contenere? E chi son io per edificargli una casa, se non sia tutt’al più per bruciarvi de’ profumi dinanzi a lui? Mandami dunque un uomo abile a lavorare l’oro, l’argento, il rame, il ferro, la porpora, lo scarlatto, il violaceo, che sappia fare ogni sorta di lavori d’intagli, collaborando con gli artisti che sono presso di me in Giuda e a Gerusalemme, e che Davide mio padre aveva approntati. …… E Huram, re di Tiro, rispose così in una lettera, che mandò a Salomone: ‘L’Eterno, perché ama il suo popolo, ti ha costituito re su di esso’. Huram aggiunse: ‘Benedetto sia l’Eterno, l’Iddio d’Israele, che ha fatto i cieli e la terra, perché ha dato al re Davide un figliuolo savio, pieno di senno e d’intelligenza, il quale edificherà una casa per l’Eterno, e una casa reale per sé! Io ti mando dunque un uomo abile e intelligente, maestro Huram, figliuolo d’una donna della tribù di Dan e di padre Tiro, il quale è abile a lavorare l’oro, l’argento, il rame, il ferro, la pietra, il legno, la porpora, il violaceo, il bisso, lo scarlatto, e sa pur fare ogni sorta di lavori d’intaglio, ed eseguire qualsivoglia lavoro d’arte gli si affidi. Egli collaborerà coi tuoi artisti e con gli artisti del mio signore Davide, tuo padre” (2 Cronache 2:3-7, 11-14), ed anche: “Il re Salomone fece venire da Tiro Hiram, figliuolo d’una vedova della tribù di Neftali; suo padre era di Tiro. Egli lavorava in rame; era pieno di sapienza, d’intelletto e d’industria per eseguire qualunque lavoro in rame. Egli si recò dal re Salomone ed eseguì tutti i lavori da lui ordinati. Fece le due colonne di rame. La prima avea diciotto cubiti d’altezza, e una corda di dodici cubiti misurava la circonferenza della seconda. E fuse due capitelli di rame, per metterli in cima alle colonne; l’uno avea cinque cubiti d’altezza, e l’altro cinque cubiti d’altezza. Fece un graticolato, un lavoro d’intreccio, dei festoni a guisa di catenelle, per i capitelli ch’erano in cima alle colonne: sette per il primo capitello, e sette per il secondo. E fece due ordini di melagrane attorno all’uno di que’ graticolati, per coprire il capitello ch’era in cima all’una delle colonne; e lo stesso fece per l’altro capitello. I capitelli che erano in cima alle colonne nel portico eran fatti a forma di giglio, ed erano di quattro cubiti. I capitelli posti sulle due colonne erano circondati da duecento melagrane, in alto, vicino alla convessità ch’era al di là del graticolato; c’eran duecento melagrane disposte attorno al primo, e duecento intorno al secondo capitello. Egli rizzò le colonne nel portico del tempio; rizzò la colonna a man destra, e la chiamò Jakin; poi rizzò la colonna a man sinistra, e la chiamò Boaz. In cima alle colonne c’era un lavoro fatto a forma di giglio. Così fu compiuto il lavoro delle colonne. Poi fece il mare di getto, che avea dieci cubiti da un orlo all’altro; era di forma perfettamente rotonda, avea cinque cubiti d’altezza, e una corda di trenta cubiti ne misurava la circonferenza. Sotto all’orlo lo circondavano delle colloquintide, dieci per cubito, facendo tutto il giro del mare; le colloquintide, disposte in due ordini, erano state fuse insieme col mare. Questo posava su dodici buoi, dei quali tre guardavano a settentrione, tre a occidente, tre a mezzogiorno, e tre ad oriente; il mare stava su di essi, e le parti posteriori de’ buoi erano vòlte verso il di dentro. Esso avea lo spessore d’un palmo; il suo orlo, fatto come l’orlo d’una coppa, avea la forma d’un fior di giglio; il mare conteneva duemila bati. Fece pure le dieci basi di rame; ciascuna avea quattro cubiti di lunghezza, quattro cubiti di larghezza e tre cubiti d’altezza. E il lavoro delle basi consisteva in questo. Eran formate di riquadri, tenuti assieme per mezzo di sostegni. Sopra i riquadri, fra i sostegni, c’erano de’ leoni, de’ buoi e dei cherubini; lo stesso, sui sostegni superiori; ma sui sostegni inferiori, sotto i leoni ed i buoi, c’erano delle ghirlande a festoni. Ogni base avea quattro ruote di rame con le sale di rame; e ai quattro angoli c’erano delle mènsole, sotto il bacino; queste mensole erano di getto; di faccia a ciascuna stavan delle ghirlande. Al coronamento della base, nell’interno, c’era un’apertura in cui s’adattava il bacino; essa avea un cubito d’altezza, era rotonda, della forma d’una base di colonna, e aveva un cubito e mezzo di diametro; anche lì v’erano delle sculture; i riquadri erano quadrati e non circolari. Le quattro ruote eran sotto i riquadri, le sale delle ruote eran fissate alla base, e l’altezza d’ogni ruota era di un cubito e mezzo. Le ruote eran fatte come quelle d’un carro. Le loro sale, i loro quarti, i loro razzi, i loro mòzzi eran di getto. Ai quattro angoli d’ogni base, c’eran quattro mènsole d’un medesimo pezzo con la base. La parte superiore della base terminava con un cerchio di mezzo cubito d’altezza, ed aveva i suoi sostegni e i suoi riquadri tutti d’un pezzo con la base. Sulla parte liscia de’ sostegni e sui riquadri, Hiram scolpì dei cherubini, de’ leoni e delle palme, secondo gli spazi liberi, e delle ghirlande tutt’intorno. Così fece le dieci basi; la fusione, la misura e la forma eran le stesse per tutte. Poi fece le dieci conche di rame, ciascuna delle quali conteneva quaranta bati, ed era di quattro cubiti; e ogni conca posava sopra una delle dieci basi. Egli collocò le basi così: cinque al lato destro della casa, e cinque al lato sinistro; e pose il mare al lato destro della casa, verso sud-est. Hiram fece pure i vasi per le ceneri, le palette ed i bacini. Così Hiram compì tutta l’opera che il re Salomone gli fece fare per la casa dell’Eterno: le due colonne, le due palle dei capitelli in cima alle colonne, i due reticolati per coprire le due palle dei capitelli in cima alle colonne, le quattrocento melagrane per i due reticolati, a due ordini di melagrane per ogni reticolato che coprivano le due palle dei capitelli in cima alle colonne, le dieci basi, le dieci conche sulle basi, il mare, ch’era unico, e i dodici buoi sotto il mare; i vasi per le ceneri, le palette e i bacini. Tutti questi utensili che Salomone fece fare a Hiram per la casa dell’Eterno, erano di rame tirato a pulimento. Il re li fece fondere nella pianura del Giordano, in un suolo argilloso, fra Succoth e Tsarthan. Salomone lasciò tutti questi utensili senza riscontrare il peso del rame, perché erano in grandissima quantità” (1 Re 7:13-47).

L’origine della Massoneria viene fatta risalire alla costruzione del tempio di Salomone (praticamente viene detto che ‘quasi tutti i massoni del mondo si riunirono a Gerusalemme allo scopo d’edificare un grande Tempio. A lavoro ultimato, vollero espandersi nei quattro continenti, diffondendo i principi della Libera Muratoria in Oriente e in Occidente’ – cfr. Christian Jacq, La Massoneria: storia e iniziazione, Ugo Mursia Editore, Milano 1978, pag. 23) anche perchè, come vedremo dopo, la Massoneria sostiene di costruire anch’essa un tempio, ossia il tempio dell’umanità, trasformando ogni uomo per renderlo atto ad occupare un posto in questo tempio, e quindi quella costruzione ordinata dal re Salomone ha un enorme valore simbolico per i Massoni. E per collegare ulteriormente le sue origini alla costruzione del tempio di Salomone, la tradizione Massonica ha creato attorno ad Hiram una leggenda dove lo ha fatto diventare l’architetto del tempio, come si legge su un sito della massoneria: ‘Nella leggenda massonica il geniale artigiano diviene invece l’architetto del Tempio, preposto alla direzione di tutti i lavori e di tutti gli operai’ (www.loggialux.com/), che ad un certo punto viene ucciso e poi risuscitato dal re Salomone. Leggenda questa che ha un ruolo fondamentale nella Massoneria simbolica (quella dei primi tre gradi), precisamente nel rituale d’iniziazione al Grado di Maestro Massone (3°). Secondo questa leggenda infatti, Hiram – che nel rituale viene interpretato dal candidato a Maestro Massone – viene ucciso da tre Compagni d’Arte, perchè si rifiuta di rivelare loro la Parola Sacra che avrebbe permesso loro di conseguire il salario di Maestro Massone. Dopo essere stato seppellito, viene ritrovato, e il re Salomone – che nel rituale è interpretato dal Maestro Venerabile, cioè dal ‘capo’ della Loggia – lo riporta in vita mediante una presa massonica che costituisce la vera presa di un Maestro Massone, e gli sussurra allora all’orecchio la parola sostitutiva di quella perduta. E così tutti esultano, perchè Hiram è rinato nel nuovo Maestro! E il concetto di Hiram ‘risorto’ nella Massoneria sta a identificare il raggiungimento dell’Illuminazione. I massoni infatti (che peraltro si fanno anche chiamare ‘figli della vedova’ in ragione del fatto che Hiram era “figliuolo d’una vedova” – 1 Re 7:13-14) dicono che il nome Hiram deriverebbe dai monosillabi ‘Hi’ (vivo) e ‘Ram’ (elevato), e quindi indica la massima elevazione spirituale raggiungibile dall’uomo!

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Foto: Iniziazione al Grado di Maestro (secolo XVIII)

Questa leggenda è stata creata dai Massoni prendendola dall’antica religione Egizia, in quanto si tratta sostanzialmente dell’antica leggenda di Osiride, il che conferma il forte legame tra la Massoneria e il Paganesimo.

Su un sito Massonico si legge infatti a proposito della leggenda di Hiram: ‘La drammatica leggenda non può dirsi inspirata dalla Bibbia; infatti biblicamente Hiram è ricordato quale geniale artista, fonditore delle due colonne del Tempio e dei loro capitelli, del « mare di bronzo » e di altre cose ancora, ma mai quale architetto preposto alla costruzione del Tempio e capo di una immensa schiera di operai che avrebbe ripartito in Apprendisti, Compagni, Maestri. Essa è piuttosto inspirata dalla iniziazione Osirica, da quel terzo grado della iniziazione Egizia che si chiamava « Porta della Morte », anzi la riproduce: la bara di Osiride, di cui l’assassinio era supposto recente, portava ancora le tracce del sangue ed era posta al centro della sala dei Morti, ove avveniva una parte della cerimonia; si chiedeva all’Iniziando se aveva preso parte all’assassinio di Osiride, e dopo altre prove malgrado i suoi dinieghi era colpito, o gli si imponeva la sensazione di essere colpito, con un colpo di ascia alla testa; esso era rovesciato, avvolto in bende come le mummie; si gemeva attorno a lui; balenavano lampi; l’Iniziando, il supposto morto, era avvolto-di fuoco, poi reso alla vita’ (www.goirsaa.it/).

Che Hiram non fu l’architetto del tempio che fece costruire Salomone, è provato da queste parole prese dalla Scrittura: “Allora Davide diede a Salomone suo figliuolo il piano del portico del tempio e degli edifizi, delle stanze dei tesori, delle stanze superiori, delle camere interne e del luogo per il propiziatorio, e il piano di tutto quello che aveva in mente relativamente ai cortili della casa dell’Eterno, a tutte le camere all’intorno, ai tesori della casa di Dio, ai tesori delle cose consacrate, alle classi dei sacerdoti e dei Leviti, a tutto quello che concerneva il servizio della casa dell’Eterno, e a tutti gli utensili che dovean servire alla casa dell’Eterno. Gli diede il modello degli utensili d’oro, col relativo peso d’oro per tutti gli utensili d’ogni specie di servizi, e il modello di tutti gli utensili d’argento, col relativo peso d’argento per tutti gli utensili d’ogni specie di servizi. Gli diede l’indicazione del peso dei candelabri d’oro e delle loro lampade d’oro, col peso d’ogni candelabro e delle sue lampade, e l’indicazione del peso dei candelabri d’argento, col peso d’ogni candelabro e delle sue lampade, secondo l’uso al quale ogni candelabro era destinato. Gli diede l’indicazione del peso dell’oro necessario per ognuna delle tavole dei pani della presentazione, e del peso dell’argento per le tavole d’argento; gli diede ugualmente l’indicazione del peso dell’oro puro per i forchettoni, per i bacini e per i calici; e l’indicazione del peso dell’oro per ciascuna delle coppe d’oro e del peso dell’argento per ciascuna delle coppe d’argento; e l’indicazione del peso necessario d’oro purificato per l’altare dei profumi, e il modello del carro ossia dei cherubini d’oro che stendevano le ali e coprivano l’arca del patto dell’Eterno. ‘Tutto questo’, disse Davide, ‘tutto il piano da eseguire, te lo do per iscritto, giacché la mano dell’Eterno, che è stata sopra me m’ha dato l’intelligenza necessaria’ ” (1 Cronache 28:11-19). Come infatti potete vedere fu Davide a dare a Salomone i piani e i modelli, e quei piani e quei modelli provenivano dalla mano di Dio. Per cui Hiram fu solo un esecutore dei piani che Salomone aveva ricevuto da Davide suo padre.

Hiram dunque non fu l’architetto del tempio, come neppure colui che fu preposto alla direzione di tutti i lavori e di tutti gli operai, in quanto la Scrittura dice: “Il re Salomone fece una comandata d’operai in tutto Israele, e furon comandati trentamila uomini. Li mandava al Libano, diecimila al mese, alternativamente; un mese stavano sul Libano, e due mesi a casa; e Adoniram era preposto a questa comandata. Salomone aveva inoltre settantamila uomini che portavano i pesi, e ottantamila scalpellini sui monti, senza contare i capi, in numero di tremila trecento, preposti da Salomone ai lavori, e incaricati di dirigere gli operai” (1 Re 5:13-16).

Ma non è finita qua, perchè non è neppure vero che ‘quasi tutti i massoni del mondo si riunirono a Gerusalemme allo scopo d’edificare un grande Tempio’ e questo perchè coloro che costruirono il tempio risiedevano in Israele, secondo che è scritto: “Salomone fece fare il conto di tutti gli stranieri che si trovavano nel paese d’Israele, e dei quali già Davide suo padre avea fatto il censimento; e se ne trovò centocinquantatremila seicento; e ne prese settantamila per portar pesi, ottantamila per tagliar pietre nella montagna, e tremila seicento per sorvegliare e far lavorare il popolo” (2 Cronache 2:17-18).

E’ chiaro dunque che la tradizione massonica proclama diverse menzogne sulla costruzione del tempio di Dio a Gerusalemme da parte del re Salomone.

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